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Riparte la mobilitazione per il diritto all’abitare

map-ky0F-U223769364472qSB-620x420@Corrieredibologna-2Martedì 26 agosto ore 10:00 Presidio sotto Palazzo D’Accursio per il Diritto all’Abitare

Dopo anni di lotte, di blocchi degli sfratti, di occupazioni, di denunce, di
condanne, di sgomberi, di incontri con le istituzioni troppo spesso sorde di
fronte all’emergenza abitativa che la crisi ha ampliato e reso strutturale;
ora, anche all’interno della Giunta comunale bolognese, c’è chi sostiene che
la requisizione di immobili pubblici sfitti , per adibirli ad uso
abitativo, è una soluzione attuabile.
L’esponenziale aumento degli sfratti , saranno 2000 a partire dall’autunno,
in una città dove la crisi economica picchia duro come in altre parti del
Paese e che ogni giorno perde posti di lavoro e pezzi di welfare a favore
degli interessi privati, obbligano tutti al confronto per la ricerca di
soluzioni non più rinviabili.
La necessità del blocco degli sfratti, della requisizione degli alloggi
sfitti, della legalizzazione delle occupazioni abitative, quali soluzioni
dell’emergenza abitativa; dovrebbero obbligare anche quella parte della
Giunta comunale che non le considera più un tabù, a battersi contro il
decreto reazionario del governo Renzi che toglie a chi occupa, per necessita
,la residenza,l’acqua e la luce e che si accanisce contro chi una casa non
ce l’ha.

Con il presidio del 26 agosto riparte una mobilitazione che mette al centro
la difesa del bene pubblico, perchè lasciare immobili pubblici, pagati con i
soldi di tutti noi, sfitti a marcire , in balia del degrado e dei topi, è
una vergogna.
Se non ci sentiranno saremo orgogliosi custodi di altri immobili, oltre a
gli attuali, insieme a centinaia di famiglie che oggi soffrono anche a
causa dell’ottusità politica di chi non si vuole “sporcare le mani” con le
necessità a cui devono fare fronte questi settori della popolazione per
avere una vita dignitosa.
Per questo il 26 agosto 2014 il presidio si terrà in Piazza Maggiore sotto
il palazzo di tutti i cittadini bolognesi in contemporanea con la riunione
di giunta comunale.
Saremo in Piazza per dire no a tutti gli sfratti, chiedendo la moratoria di
tutti gli sfratti incolpevoli, no a gli sgomberi di chi ha trovato soluzioni
che i politici non danno, per dire no alla svendita dello stato sociale e
di beni pubblici , per la requisizione degli immobili sfitti pubblici per
adibirli ad uso abitativo.
Per difendere le Occupazioni (le Ex Scuole Ferrari, la Casa occupata
Nelson Mandela , Centro di Accoglienza Occupato Lampedusa ) aggredite dal
Reazionario Piano Renzi-Lupi, che tenacemente resistono e difendono la loro
“casa”.

Diamo appuntamento a tutti il 26 agosto 2014 alle ore 10:00 in piazza maggiore
sotto palazzo d’accursio

ASIA/USB BOLOGNA
FEDERAZIONE USB BOLOGNA

Rifiutato il cambio di residenza agli occupanti di via Irnerio

asia3Cominciamo a percepire gli effetti disastrosi dell’applicazione del Decreto Lupi, in particolare del famigerato art. 5, ulteriore attacco alle condizioni di vita già precarie dei settori sociali duramente colpiti dalla crisi che attraversa i sistemi politici occidentali. Governi già incapaci di operare cambiamenti di rotta per creare soluzioni reali alle esigenze primarie della popolazione, quale quella di una casa, rifiutano qualsiasi tipo di alternativa che provenga da quella stessa popolazione che, ridotta alla fame, rifiuta di arrendersi e si organizza per difendere i propri diritti e conquistare ciò che le spetta. E’ in questo senso che dobbiamo leggere il rifiuto dei cambi di residenza richiesti recentemente, da parte di alcuni abitanti delle case occupate “Nelson Mandela” a Bologna, opposto in questi giorni dall’amministrazione locale.

Vivere in un’occupazione non è certo il sogno del cittadino medio, tuttavia è una delle poche forme di resistenza reale della società a un’emergenza che dilaga, alimentata dal costo della vita sempre più elevato, dalla speculazione edilizia incontrollata e dalla passività dei governi che si succedono. Per questo il “piano casa” non è soltanto un attacco alla riappropriazione di diritti che vengono giorno dopo giorno sottratti alla popolazione e trasformati in servizi a caro prezzo, ma soprattutto una minaccia rivolta a chi si attiva in prima persona per difendere esigenze primarie, a chi sceglie di non rimanere fermo e passivo di fronte a un disinteresse così scellerato verso le condizioni di vita della popolazione. E’ chiaro che se la scelta di partecipare a una lotta abitando uno stabile occupato comporta l’impossibilità di avere luce, acqua, residenza, di richiedere un alloggio popolare, non soltanto le vite di chi compie questa scelta saranno ulteriormente distrutte, ma sottopone tutti coloro che versano nelle stesse condizioni a un ricatto palese: o si sta alle condizioni imposte, aspettando giorni, mesi o anni un alloggio “popolare” o un letto in dormitorio oppure si diventa un fuorilegge da combattere.

Questo decreto, infatti, non contiene alcuna soluzione alla crescente emergenza abitativa, anzi legittima il fatto che decine di migliaia di persone non abbiano nemmeno una casa come un semplice dato di fatto, come fosse una condizione naturale. Gli unici provvedimenti, in un atto che dovrebbe andare incontro ai bisogni sociali, sono in materia di gestione dell’ordine pubblico e fanno gli interessi di speculatori e palazzinari. E’ chiaro ormai che il progetto generale che si concretizza nel governo Renzi consiste non solo nel mantenere prioritari gli interessi internazionali che schiacciano e stritolano le fasce più deboli della società, ma anche nel mettere a tacere qualsiasi voce di dissenso e di alternativa che possa ridestare la coscienza della popolazione.

Asia-Usb
Noi restiamo

Il sistema di accoglienza italiano: denunciare i rifugiati

aldini_TolomelliOggi,12 Giugno sono stati recapitati 22 avvisi di conclusione delle indagini (cioè delle denuncie) a carico di persone che, nel periodo tra aprile ed agosto 2013, si opposero alla fine dell’ “emergenza nord africa”. Si pretendeva allora, (dopo aver speso quasi inutilmente circa un miliardo e 300 milioni di euro di denaro pubblico), che le migliaia di rifugiati accolti lasciassero le strutture di accoglienza senza avere nessuna alternativa e nessun reddito. La mobilitazione di numerose associazioni, sindacati e organizzazioni politiche portò a Bologna, all’occupazione delle strutture e all’apertura di una trattativa istituzionale volta a individuare soluzioni abitative concrete. Da subito si concordò con le istituzioni, che le due strutture bolognesi di via prati di caprara e di villa aldini, avrebbero continuato a ospitare i rifugiati fino a che non si fosse trovata un’alternativa. La trattativa portò alla concessione in autogestione delle ex scuole merlani dove attualmente vivono circa quaranta rifugiati. Si trattò comunque, pur nell’importanza del gesto, di una soluzione insufficiente ad accogliere tutti i rifugiati ospiti sul territorio bolognese. Alcuni di essi continuarono ad abitare a villa aldini non avendo nessun altro luogo dove andare fino all’agosto di quell’anno quando le forze dell’ordine sgomberarono la struttura.

Nel corso di quell’operazione destarono scalpore i due tentativi di suicidio attuati come gesto di opposizione estrema. Oggi, i due autori di quel gesto , sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale insieme ad altre 20 persone: 3 attivisti delle associazioni e 18 rifugiati che hanno scelto di continuare le lotte partecipando all’occupazione delle ex scuole Ferrari in via toscana a Bologna.

Non è un caso che esse arrivino proprio alla vigilia della partenza della “Carovana europea delle dignità” che il 21 giugno partendo da tutta Europa e anche da Bologna convergerà su Bruxelles per chiedere il rispetto dei diritti di migranti e rifugiati a cui Asia USB e le occupazioni di Bologna partecipano.

Non è un caso che esse colpiscano sopratutto rifugiati che hanno scelto di vivere nelle occupazioni piuttosto che per strada. Queste denunce mirano a impaurirli e ad aumentare biecamente la loro ricattabilità perché temono che, una volta organizzati, diventino un’area importante di conflitto.

Queste vergognose denunce fanno seguito all’ondata repressiva che il governo Renzi ha scatenato contro chi, in tutta Italia, a partire dal diritto all’abitare, continua a battersi per la dignità e i diritti di tutti e tutte. Esse mirano, ricorrendo a strumenti reazionari, a mettere a tacere ogni forma di opposizione al Piano casa e al suo infame articolo 5.

NON SARA’ QUESTA BRUTALE REAZIONE A FERMARCI- LE LOTTE CONTINUERANNO CON MAGGIORE DETERMINAZIONE!

PER I DIRITTI DEI RIFUGIATI E DEI MIGRANTI, PER IL DIRITTO ALL’ABITARE INVITIAMO TUTT§ A PARTECIPARE

DOMANI VENERDI 13 GIUGNO ALLE ORE 17:30 AL presidio davanti alla prefettura di Bologna- p.zza Roosevelt.

ASIA-USB BOLOGNA

“Non smetteremo di lottare per il diritto all’abitare”

abitare

Ieri manifestazione promossa da Asia e Usb fino in Prefettura, che ha accettato di aprire un confronto su stabili sfitti ed emergenza abitativa.

Dall’occupazione di via Irnerio 13/15 fino in Prefettura, per chiedere risposte concrete per il diritto all’abitare: si è svolta così, ieri, la manifestazione promossa da Asia e Usb. Una “grande, bella e combattiva manifestazione contro il decreto Renzi-Lupi, per la stabilizzazione delle occupazioni- racconta il sindacato di base- e che si è conclusa solo quando la Prefettura ha accettato, nero su bianco, di aprire il confronto con noi sugli stabili sfitti e l’emergenza abitativa. E’ un primo passo ma il cammino è ancora lungo, abbiamo buona compagnia e gambe ottime per percorrere la giusta strada!”.

 Continua il comunicato: “Un ringraziamento va a tutte quelle persone che tutti i giorni combattono per vedere riconosciuto il diritto all’abitare come sancito dalla Costituzione, e a tutti i Compagni e alle Compagne che stanno pagando la repressione di Stato con arresti domiciliari a fogli di via di stampo reazionario, sappiamo che sono al nostro fianco e continuano la lotta insieme a noi, perchè la gente come noi non molla mai! Prossimo appuntamento per martedì prossimo alle 17 presidio sotto la Prefettura durante l’incontro Asia-Usb e Prefettura”.

da zic.it

Per un Primo maggio di conflitto!

8699697896_cbb3e9e271La manifestazione del primo maggio rappresenta per noi un’altra tappa di quel percorso di lotta che ha visto nelle giornate del 18 e 19 ottobre scorso il momento più alto ed importante del movimento di opposizione alle politiche di austerity nel nostro Paese.

E’ necessario quindi che un blocco sociale composto da lavoratori e lavoratrici di tutti i settori, immigrati, disoccupati, attivisti per il diritto all’abitare e agli spazi di socialità, giovani, precari, studenti e pensionati scenda in piazza unitariamente contestando apertamente le politiche della Troika, del Governo Renzi come di quelli locali che stanno producendo miseria e chiusura degli spazi di democrazia.

Per questo pensiamo sia importante che  il primo maggio sia data visibilità alle lotte per il diritto ad un lavoro e ad una vita dignitosa, per un reddito comunque garantito, per il diritto all’abitare, in difesa degli spazi di socialità e di democrazia.

Il primo maggio cogliamo l’occasione, che qualcuno vorrebbe trasformare in una fiera delle banalità all’interno della quale annullare i diversi interessi in campo, a favore del padronato e di chi produce politiche anti sociali; per rilanciare e dare visibilità a quel conflitto sociale sempre più necessario

Andare oltre il 12 aprile ricomponendo i diversi conflitti contro il nemico comune con cui ci battiamo e che porteremo nelle piazze anche nei prossimi mesi in particolare durante il semestre europeo di presidenza italiana.

Una manifestazione quella del primo maggio che partirà da Piazza di Porta Ravegnana (due torri) e proseguirà per le vie del centro cittadino per concludersi in Piazza xx settembre.
Per quella data, a fronte del diniego del Sindaco di emettere una ordinanza di chiusura delle attività commerciali, è stato proclamato uno sciopero dell’intera giornata per i lavoratori del commercio e che il corteo sosterrà con determinazione nei confronti di vorrebbe comunque rimanere aperto.

PRIMO MAGGIO – ORE 10.00
Bologna, Piazza di Porta Ravegnana (sotto le due torri)

> Prime adesioni:  Unione Sindacale di Base, Ross@, Xm24, Rete dei Comunisti, Asia/USB, Carovana per Bruxelles 2014, Associazione Controcorrente, No People Mover, Centro Studi Occupato Noi Restiamo, Associazione Controcorrente, Lazzaretto autogestito, Partito Comunista Lavoratori

Alla Manifestazione stanno aderendo e hanno garantito la partecipazione anche altre Organizzazioni politiche e sociali

da zic.it

Continua la mobilitazione contro il piano casa: “Sfrattiamo Renzi!”

Ieri la manifestazione di Asia, ricevuta delegazione in prefettura: “Impegnata a farsi portavoce del disagio”.

Dopo il presidio di ieri in prefettura alcuni rappresentanti di Asia Usb e Noi Restiamo sono stati ricevuta da un rappresentante del prefetto.

“La delegazione ha illustrato tutte le contrarietà al decreto – scrive il sindacato in una nota – e ha impegnato la prefettura a farsi portavoce del disagio, che vorrebbe colpire quasi 200 cittadini che fanno parte dell’Associazione e che abita nelle occupazioni arricchendo il territorio dal punto di vista sociale riconosciuto da tutte le istituzioni, presso il Governo Renzi”.

da zic.it

Occupazione via Toscana, dopo il presidio “un piccolo passo”

Ieri manifestazione davanti alla sede della Carisbo, che è proprietaria dell’immobile. Asia-Usb: “L’apertura al dialogo che chiedavamo da un’anno ai rappresentanti della banca è stata presa in considerazione”.

asia3Un piccolo passo sul cammino per il diritto all’abitare

Gli sviluppi,  grazie al centinaio tra militanti dell’Asia-Usb Bologna e  “Noi Restiamo” che  insieme a gli abitanti delle occupazioni  di via Toscana e via Irnerio hanno dato vita al presidio davanti alla sede della Carisbo di via Farini, ci rendono moderatamente ottimisti.

L’apertura al dialogo che chiedavamo da un’anno ai rappresentanti della banca è stata presa in considerazione e le proposte che la delegazione di Asia-Usb  e abitanti di via Toscana hanno portato al tavolo con i rappresentanti dell’istituto bolognese verranno riferite ai vertici che si occupano dell’immobile occupato.

E’ un piccolo passo, ma necessario, per rompere quel muro che era stato costruito intorno alle lotte per il diritto all’abitare della nostra città.

Ora la palla passa all’Amministrazione comunale troppo timidamente nascosta in questi mesi, si faccia carico delle sue responsabilità e mantenga fede nella costruzione di quel tavolo di trattative con  Prefettura,Comune, Asia-Usb  e proprietari degli stabili occupati, che chiediamo da mesi,  di sanare le occupazioni e per rispondere alla richiesta di soluzioni abitative e Diritto all’abitare di tutti i cittadini che risiedono sul territorio bolognese.

Ma la nostra battaglia di resistenza e di richiesta che il diritto all’abitare venga applicato, non si conclude certamente qui .

La Campagna “SUPPORT THE SQUAT”  che abbiamo lanciato il 21 febbraio con il presidio sotto l’ Ospedale S.Orsola, proprietario della stabile occupato di via Irnerio, e proseguito ieri con quello sotto la Carisbo, Continuerà con l’assemblea cittadina  “DALLE OCCUPAZIONI ALLA CAROVANA” che il 26 Febbraio porteremo in via Zamboni  38 e  toccherà le tematiche della cittadinanza e dei diritti negati, da quello all’abitare a quello della libera circolazione dei migranti e alla dignità  per, ormai, tutti i cittadini ,a proseguire la serata  festa di finanziamento per le occupazioni .

La Casa è un diritto non ci fermeremo.

Asia-Usb 

da zic.it

Il diritto alla vita passa attraverso l’organizzazione delle lotte

presidioCon l’inizio del nuovo anno gli occupanti di via Irnerio 13 hanno trovato nuovo carbone nella calza della befana, ricevendo una lettera da parte dell’azienda ospedaliera universitaria Sant’Orsola, proprietaria dell’immobile lasciato all’incuria da anni, la quale avvisava di aver proceduto con la richiesta di sgombero alle autorità competenti. Dopo mesi in cui avevamo chiesto un confronto con la Direzione ospedaliera e l’Università, questa è stata la prima e unica risposta ufficiale pervenutaci.

Per questo abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di attivare immediatamente una mobilitazione in sostegno del percorso collettivo avviato dopo le intense giornate del 18 e 19 ottobre, convocando intanto per la mattinata di oggi insieme ad Asia-Usb un presidio di fronte agli uffici amministrativi del Sant’Orsola, in via Albertoni. La presenza massiccia degli abitanti di entrambe le occupazioni abitative presenti in città, di quel mondo giovanile e precario che attraversa ogni giorno le aule e i progetti del Centro Studio Occupato TerzoPiano e di molti compagni solidali, ha indotto la Direzione ospedaliera ad accettare ben presto un confronto reale e non solo formale, sedendo a un tavolo con una delegazione di chi da ottobre sta valorizzando gli spazi abbandonati. Ma evidentemente la posizione espressa nella lettera non cambia: rientrare in possesso dello stabile, sgomberare gli occupanti illegittimi.

Senza scendere in alcuni cavilli pretestuosi, come la presunta inagibilità di alcuni locali, dichiarati invece perfettamente a norma dagli stessi periti mandati a dicembre dalla Prefettura con il chiaro intento di avvallare il procedimento di sgombero, e palesemente sconfessata anche dalla presenza di attività commerciali dentro lo stesso immobile, quello che ci è apparso interessante è la visione globale assunta a monte dall’azienda. Ci dicono in sostanza che i tagli alla sanità portano la Direzione a ritenere indispensabile il patrimonio alienabile, che la nostra presenza all’interno ne inficia il valore di mercato, che (citiamo) “un ospedale deve garantire la possibilità di accedere alle cure, non di vivere”! Un lapsus, una frase uscita male, che conferma però tutto l’impianto ideologico aberrante dei ragionamenti portati avanti questa mattina e fossilizzato ormai a ogni livello delle strutture dirigenziali di questo paese sotto austerity. Ogni volta che diciamo che la crisi si sta facendo sistema non proferiamo uno slogan a caso, ma constatiamo la nuda crudezza della realtà che ci incombe da tutti i lati. Finché la scarsità di risorse viene posta come giustificazione per ogni muro alzato contro la sussidiarietà tra persone, non potremo che proseguire sul sentiero di immiserimento verso cui ci hanno indirizzati. La contrapposizione tra diritti diversi, per la salvaguardia del privilegio di chi in cima continua a competere per spartirsi bottini sempre più vasti e monopolizzati, è lasciata intendere come risultante di fattori economicamente imperanti; la piramide alla base della quale accomunare le sorti di fasce di popolazione sempre più ampie è una costruzione necessaria per la sopravvivenza del capitale a queste latitudini, in questo momento storico, e la cui gestione è lasciata in mano agli organi decisionali, di controllo e repressivi della macchina statale integrata sempre più in un processo di accentramento continentale. La delineazione dei contorni di un blocco sociale antagonista non è quindi un divertisment dell’intelletto, ma un dato di fatto imposto dall’alto che chiunque voglia garantirsi uno stile di vita superiore alla sopravvivenza deve tenere in conto.

La battaglia politica e culturale portata avanti negli ultimi trent’anni è stata vinta dal pensiero neoliberale su tutta la linea. Eppure non dimentichiamo che l’attacco frontale che stiamo subendo, ormai anche sul piano materiale, produce da sé la base oggettiva per l’emersione delle lotte da contrapporre alla negazione della mediazione, negazione data come obbligata non da nostri velleitarismi estremisti, ma dalla stessa controparte. Le fantomatiche “risorse scarse” sono evidentemente ancora sufficienti per lasciarci le briciole, per un’educazione decente se ce la possiamo permettere, per un lavoro da fame se lo troviamo, per andare proprio all’ospedale se ci ammaliamo vivendo sotto un ponte (come alcuni abitanti di via Irnerio hanno fatto giustamente notare alla direttrice che avocava per il suo ospedale una “mission aziendale diversa da quello che chiedete voi”!). Contro le logiche al ribasso vogliamo contrappore il diritto a una vita decorosa sotto tutti i profili. E’ lontana dal prendere forma una soggettività adeguata a questa rottura e capace di generalizzare logiche differenti, e siamo costretti a rivendicare un incontro col Comune nelle persone di quegli assessori che avevano rilasciato dichiarazioni di buone intenzioni e di apertura, perché le tramutino in fatti nell’intermediazione con la proprietà. Ma ciò non toglie che è solo attraverso il confronto e l’organizzazione collettiva del livello reale delle lotte che pensiamo si possa progredire sulla strada per un futuro diverso. La qualità dei risultati che in molte città la lotta per l’abitare può sempre più annoverare, anno dopo anno, è un valido supporto esemplificativo per le nostre convinzioni.

E’ all’obiettivo di creare massa critica tra diverse componenti dell’autonomia della conflittualità sociale e politica che puntiamo ogni giorno attraverso le iniziative, i progetti e la discussione del TerzoPiano. Consci dell’insufficienza della nostra resistenza alla precarietà a cui ci vogliono relegare, sappiamo però che solo la messa in rete dell’individuazione del piano del confronto-scontro con la controparte e della progettualità politica possono dare respiro e indirizzo alle vertenze.

Intanto la mobilitazione prosegue, prevediamo subito un secondo appuntamento per settimana prossima, perché non vogliamo rinunciare a questa realtà che si sta costituendo negli spazi liberati di via Irnerio. Individuare il piano del confronto nell’area del Mediterraneo, resistere e organizzarsi, non accettare la proposta di fuga in paradisi inesistenti: Noi Restiamo!

Cso TerzoPiano
Noi restiamo

Via Irnerio, Sant’Orsola conferma: “Sgombereremo”

11947207565_080f03fdabOggi presidio degli occupanti alla sede dell’azienda ospedaliera, che non retrocede sull’intenzione di sfrattare tutti e mettere all’incanto lo stabile. Asia: “Metà delle aste a vuoto, non c’è necessità”. I comunicati di Taksim e Cso TerzoPiano.

Presidio davanti alla sede amministrativa del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi questa mattina per gli attivisti di Asia-Usb e gli occupanti dei via Irnerio 13, di proprietà dell’azienda ospedaliera, in seguito alla lettera di sgombero ricevuta nei giorni scorsi.

C’erano famiglie con bambini, studenti e precari, oltre alla presenza solidale degli occupanti delle ex Scuole Ferrari, di Taksim e di SocialLog. Hanno protestato davanti all’ingresso e rivendicato il diritto ad entrare nello stabile, ma un cordone di polizia in tenuta antisommossa ha impedito l’accesso.

Dopo una breve trattativa gli occupanti sono riusciti ad ottenere un incontro con l’Azienda al termine del quale però, come riferisce uno degli attivisti,  il Sant’Orsola ha confermato che “continuerà a portare avanti la richiesta di sgombero – riferisce un attivista – e che intende svolgere la seconda asta per l’alienazione dello stabile”, tuttavia “sappiamo bene che metà del patrimonio pubblico che viene messo all’asta non viene venduto, quindi non c’è la necessità di uno sgombero”.  Asia risponde anche alle accuse che vi siano “problemi strutturali dell’edificio”: i vigili del fuoco infatti,  “hanno effettuato un sopralluogo certificando che non c’è pericolo di crollo, come si poteva facilmente immaginare vista la presenza di esercizi commerciali”.  Gli occupanti  ribadiscono quindi  la volontà di resistere anche in caso di intervento delle forze dell’ordine per evitare che “14 famiglie finiscano di nuovo per strada” e annunciano un’altra giornata di mobilitazione per lunedì.

* * *

> Il comunicato dello Studentato Occupato Taksim:

Solidarietà ad Asia-Usb!
Nessuno sgombero per l’occupazione abitativa di via Irnerio!

Oggi abbiamo avuto un’ulteriore conferma di come le istituzioni cittadine, in questo caso il Policlinico Sant’Orsola, continuano a non mettere al centro delle proprie politiche la questione abitativa che in una città come Bologna, sotto gli effetti della crisi, colpisce sempre di più studenti, lavoratori, famiglie e migranti. Si preferisce continuare a speculare sul patrimonio pubblico lasciato vuoto (non ci risulta che in via Irnerio fosse attivo un servizio ospedaliero…) svendendolo a privati, come accadrà per lo stabile di via Irnerio, piuttosto che pensare al presente delle 14 famiglie che vi abitano. Nessuno sgombero fermerà la nostra lotta per la dignità e la giustizia sociale. Una sola grande opera: casa, reddito e dignità per tutt*!

S.tudentato O.ccupato Taksim

da zic.it

Centro Studi Occupato Terzopiano nell’occupazione di via Irnerio

Dall’occupazione di via Irnerio nasce un centro studi, che propone aula studio, biblioteca, atelier, foresteria, e l’avvio di una discussione sul fenomeno migratorio di studenti e lavoratori dal sud al nord dell’Europa. Solidarietà da Taksim.

Ancora un importante momento di riappropriazione a Bologna. Come studentato occupato Taksim esprimiamo piena solidarietà al Sindacato Asia-Usb e alle famiglie che questa mattina (ieri, ndr) hanno occupato uno stabile abbandonato in via Irnerio.

Mentre la crisi si fa sempre più stringente, tra precarietà, disoccupazione e lavoro nero, le istituzioni si dimostrano totalmente incapaci di dare risposte, o forse nemmeno le vogliono dare, alla necessità di reddito e, purtroppo sempre più spesso, al problema abitativo.

Nell’impossibilità, per fasce sempre più consistenti della società, di farsi carico di un mutuo o di affitti sempre più alti, crediamo che la riappropriazione sia la strada che in tanti e tante, collettivamente, possiamo praticare. E’ anche di quello, infatti, che ci parla la grande giornata di sollevazione del #19o. Per questo continuiamo a chiedere a voce alta, senza possibilità di mediazione, il blocco immediato degli sfratti per morosità.

Come studenti e studentesse che a partire dal 15 ottobre hanno decisio di occupare uno studentato per far fronte ai biosogni di chi, come noi, vive ai bordi tra università e metropoli, tra la dismissione dell’università e le condizioni di vita sempre più precarie, salutiamo e sosteniamo la nuova occupazione di Via Irnerio.

Studentato Occupato Taksim

da zic.it